Saluto romano, non è reato: assolti in due dal Tribunale di Imperia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:41

Saluto romano, non è reato: un giudice monocratico di Imperia ha assolto due imputati che rischiavano 3 mesi di reclusione e una multa.

Saluto romano, non è reato: lo ha stabilito nelle ultime ore Sonia Anerdi, giudice monocratico del Tribunale di Imperia. Nella sua assoluzione spiega che “il fatto non costituisce reato”e per questo i due imputati non hanno commesso apologia del fascismo.

Sotto processo c’erano Manuela Leotta, ex assessore del Comune di Diano Castello (in provincia di Imperia), esponente di Forza Nuova,  ed Eugenio Ortiz che abita a Sanremo. Il 26 aprile del 2015 entrambi, erano presenti ad una commemorazione presso il cimitero monumentale di Sanremo in memoria dei caduti della Repubblica sociale italiana. Durante la celebrazione avevano fatto il saluto romano e gridato “presente!”.

Per questo, dopo oltre quattro anni, erano finiti sotto processo e per loro il pm aveva chiesto 3 mesi di reclusione e 300 euro di multa. Invece sono stati assolti sulla base di precedenti verdetti della Corte di Cassazione. Li avevano addotti gli avvocati Davide Oddo (che difendeva Leotta) e Fabrizio Cravero che assisteva Ortiz. In particolare Oddo ha sottolimneato come quella fosse una commemorazione senza nessun significato politico. E quindi di reato non si poteva parlare.

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Saluto romano, non è reato: il Tribunale di Imperia assolve due imputati (Getty Images)

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Saluto romano, i precedenti (anche della Cassazione) e le condanne

In realtà altri autori del saluto romano in questi anni sono stati condannati, perché la legge viene applicata alle circostanze. Lo sa bene ad esempio l’avvocato milanese Gabriele Leccisi, finoto sotto processo per lo stesso motivo. Per lui la Cassazione nel maggio di quest’anno ha confermato la condanna ad un mese e dieci giorni di reclusione, con pena comunque sospesa.

Nel maggio del 2013 Leccisi aveva fatto il saluto romano a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, durante ua seduta pubblica guidata dal sindaco di allora, Giuliano Pisapia. Tema dell’incontro era lo sgombero di alcune famiglie nomadi. L’avvocato era entrato nella stanza e molti lo avevano visto fare il saluto. Ma lui si era giustificato dicendo che voleva solo richiamare l’attenzione del sindaco

La Suprema Corte però aveva confermati la condanna evidenziando che il saluto fascista, non può essere considerato un fatto di “lieve entità”. Specialmente se mostrato in un’aula pubblica nella quale in corso una riunione sulla sicurezza per il piano rom. Leccisi dopo la sentenza della Cassazione aveva detto di non avere nulla di cui pentirsi: “Per me è un onore essere condannato da una certa magistratura orientata politicamente”.