Coronavirus, altre 2 settimane di chiusura, Renzi: “Bisogna riaprire”

Si va verso altre 2 settimane di chiusura totale per il Coronavirus, ma Matteo Renzi sostiene in un’intervista: “Bisogna riaprire prima possibile”.

(FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images)

Appare certo il prolungamento di almeno due settimane della chiusura di gran parte delle attività e il divieto di spostamenti per contenere i contagi da Coronavirus: considerata la scadenza del 3 aprile, probabilmente prima della settimana dopo Pasqua l’Italia non “riaprirà i battenti”. L’obiettivo, secondo quanto si apprende, è il cosiddetto RO, ossia il sistema per il quale ogni giorno ci dovrebbe essere meno di un nuovo ammalato per ogni caso positivo già accertato. Sulla stessa lunghezza d’onda, il governo, insieme a Silvio Brusaferro e Franco Locatelli, presidenti rispettivamente di Istituto superiore di sanità e del Consiglio superiore di sanità.

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La proposta di Renzi per il dopo lockdown Coronavirus

Fuori dal coro – in un contesto in cui sembra prevalere la linea della serrata generale – la voce di Matteo Renzi, che da giorni spinge per una progressiva riapertura. In un’intervista ad Avvenire, l’ex presidente del Consiglio sottolinea: “Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire”. Nella sostanza, l’ex premier sembra discostarsi poco dalla linea ufficiale, ma è l’unico leader politico che parla apertamente di questa necessità di riaprire.

Stando a Renzi, le scuole sarebbero le ultime a dover riaprire: “Tornare a scuola il 4 maggio. Almeno i 700 mila studenti delle medie e i 2 milioni e 700 mila delle superiori. Tutti di nuovo in classe dopo aver fatto un esame sierologico: una puntura sul dito e con una goccia di sangue si vede se hai avuto il virus. Bisogna garantire gli esami il sei politico fa male. I ragazzi hanno il diritto di essere valutati e il governo ha il dovere di permetterlo”. Infine, boccia il decreto ‘Cura Italia’, definito “un incomprensibile fiume di parole” e osserva: “ogni tipo di richiesta di denaro va sospesa: tasse, affitti, mutui. Chi è stato chiuso regge se gli elimini le scadenze o se gli offri una straordinaria iniezione di liquidità”.

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Reddito di cittadinanza, reddito di quarantena e di emergenza: le proposte

Intanto, in Italia sono diverse le proposte avanzate: Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud, è favorevole all’estensione del reddito di cittadinanza. Spiega intervistato da ‘Repubblica’: “Volevamo migliorarlo già prima del Coronavirus, adesso diventa indispensabile. Rivedendo i vincoli patrimoniali, chi ha una casa familiare o dei risparmi in banca che non vuole intaccare oggi non può accedervi. Rafforzando il sostegno alle famiglie numerose. Rendendolo compatibile con il lavoro, per integrare il reddito se necessario”.

Si allinea ad alcune richieste delle fasce più deboli della popolazione e dei movimenti sociali il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris: “Istituire immediatamente il reddito di quarantena per tutte le persone che sono rimaste prive di denaro. È necessario immettere subito liquidità nelle loro tasche per consentirgli di avere beni di prima necessità. Napoli fa e farà la sua parte”. Condivide l’analisi la viceministra dell’Economia Laura Castelli, che però preferisce chiamarlo “reddito di emergenza”. Intanto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, annuncia che il 31 marzo le bandiere di tutti gli edifici pubblici in Italia saranno a mezz’asta.