Francesco Schettino potrebbe uscire dal carcere: il comandante della Costa Concordia ha scontato un terzo della pena

10 anni fa la Costa Concordia naufragava al largo dell’Isola del Giglio. 32 le vittime. Il comandante, condannato a 16 anni, ha scontato un terzo della pena e attende da quattro anni che la Corte Europea dei diritti dell’uomo riesamini il suo processo.

Nessuno potrà mai dimenticare il drammatico naufragio della Costa Concordia. Un disastro che tutta l’Italia ha vissuto e rivissuto attraverso le cronache e le registrazioni, che hanno condannato il comandante Giovanni Schettino prima ancora che il tribunale pronunciasse la sua sua sentenza.

Francesco Schettino sulla plancia della Costa Concordia | Web Source
Francesco Schettino sulla plancia della Costa Concordia | Web Source

In particolare, restano nella memoria i dialoghi drammatici tra Schettino e la Capitaneria di Porto di Livorno. Il Comandante De Falco che gli intimava di riprendere il controllo delle operazioni di salvataggio: “Salga a bordo, cazzo!”. Ma Schettino a bordo non risalì e da allora la sua figura pubblica ha continuato ad affondare. Anni dopo la rimozione del relitto e la sepoltura delle vittime, Schettino resta un simbolo universale di inettitudine, incoscienza e codardia, mentre De Falco ha imboccato con alterni successi la strada della politica. 

Fu vera infamia quella di Schettino? Difficile dubitarne, alla luce di anni di processi in cui ogni minuto del disastro marittimo è stato sezionato ed analizzato in tre gradi di giudizio che l’hanno condannato a 16 anni di carcere per omicidio plurimo, naufragio colposo e abbandono della nave. Insieme a lui il tribunale ha condannato a risarcimenti miliardari anche Costa Crociere, armatore della nave. I risarcimenti sono stati versati alle vittime del naufragio, all’equipaggio e agli enti pubblici che hanno ricevuto danni e dovuto sostenere le spese di salvataggio e di bonifica ambientale.

Il naufragio della Costa Concordia | Web Source
Il naufragio della Costa Concordia | Web Source

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Resta discusso, specialmente dai suoi legali, se tutte le parti che avrebbero dovuto intervenire nei momenti drammatici del naufragio (dall’armatore alla Capitaneria di Porto) abbiano svolto il loro dovere fino in fondo

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Anche per questo Schettino ha chiesto una revisione del suo processo alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, definendosi un “capro espiatorio”, cioè qualcuno che ha dovuto scontare per tutti colpe molto più ampie. Quattro anni dopo, la Corte Europea ancora non si è pronunciata sul caso. 

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La prospettiva della scarcerazione

Gregorio De Falco, comandante della Capitaneria di Porto di Livorno | Web Source
Gregorio De Falco, comandante della Capitaneria di Porto di Livorno | Web Source

Tra i pochi meriti di Schettino si può citare il suo silenzio. Durante questi anni pochissime sono state le sue dichiarazioni. Schettino, che oggi ha 61 anni, in carcere studia legge e giornalismo, preparando il tempo in cui la sua pena sarà finalmente scontata. In mare non potrà tornare mai più, essendo stato interdetto a vita da tutte le professioni marittime. 

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Ha quasi scontato un terzo della pena e nel marzo del 2022 potrà chiedere di essere ammesso alle misure alternative. 

È certamente un suo diritto. Toccherà al tribunale pronunciarsi sul seguito del suo percorso di recupero alla società. Le vittime non torneranno in vita in nessun caso.