Nuovo digitale terrestre: cosa cambia? | Tutto quello che c’è da sapere

La nuova tecnologia va a coinvolgere milioni e milioni di telespettatori. Che saranno costretti ad aggiornare i propri televisori

Una vera e propria rivoluzione. Che non riguarderà solo le aziende televisive o le imprese tecnologiche. Il passaggio al nuovo digitale terrestre, infatti, andrà a toccare, in maniera viva, la vita dei cittadini. Ecco come cambieranno le cose.

Nuovo digitale terreste (web source)
Nuovo digitale terreste (web source)

Il nuovo digitale terrestre

Dal prossimo 8 marzo, infatti, tutti i canali nazionali dovranno trasmettere in Mpeg-4. I media nazionali potranno, però, contemporaneamente e se vorranno, continuare a trasmettere anche in Mpeg-2, cioè in bassa definizione. Questo fino a dicembre 2022 per rendere meno netto lo switch-off.

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Cosa c’è da sapere sul nuovo digitale terreste (web source)

Questo perché, ovviamente, la nuova tecnologia va a coinvolgere milioni e milioni di telespettatori. Che saranno costretti ad aggiornare i propri televisori. I cittadini, fiaccati anche economicamente dalla pandemia da Covid-19 dovranno quindi aggiornare i propri dispositivi. In molti casi comprare una nuova tv, che avrà anche il tuner Dvb-t2 e quindi sarà già pronto per tutti i futuri passaggi verso il nuovo digitale.

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Cosa cambia

Gli utenti dovranno risintonizzare le tv in momenti diversi del 2022, sulla base dell’area d’Italia in cui vivono. Per fare alcuni esempi: la Sardegna ha già cambiato frequenze, mentre dal 3 gennaio tocca alla maggior parte delle regioni del nord Italia.

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Nuovo digitale terreste (web source)

Eppure, sarebbero ancora ben 2 milioni le famiglie che devono ancora aggiornare il proprio televisore. Mentre solo il 55,6 per cento delle famiglie sarebbe già in possesso di almeno un dispositivo in grado di ricevere trasmissioni Dvb-t2.

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Insomma, spese su spese per gli italiani. E’ vero che i bonus decoder e rottamazione hanno dato un forte input. Nel 2021 sarebbero stati acquistati circa 5 milioni e mezzo di televisori mentre la vendita media annuale è di 4 milioni. E sembrerebbe che nel 2002 arriveranno altri 68 milioni per l’acquisto di apparecchi in linea con i nuovi standard tecnologici. Somme che dovrebbero aggiungersi ai circa 100 milioni per i bonus tv che sarebbero rimasti nelle casse del Mise. In più, al fine di ridurre il divario digitale delle persone anziane e con redditi bassi, gli over 70 che hanno un assegno pensionistico sotto la soglia dei 20 mila euro annui potranno ricevere il decoder direttamente a casa.

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Ma non basta. E il tempo scorre.  Chi dall’8 marzo, per fare un esempio, premendo “uno” sul telecomando vedrà schermo nero. E, quindi, dovrà certamente cambiare televisore.