Fiat Pomigliano: ministri Fornero e Passera contro Marchionne. Della Valle chiede intervento di Monti e Napolitano

Sergio Marchionne (getty images)

 

 

FIAT POMIGLIANO – La decisione di mettere in mobilità 19 operai della Fiat di Pomigliano per fare posto ai sindacalisti Fiom reintegrati per legge non è piaciuta al mondo politico, e non solo. Il ministro del Welfare Elsa Fornero “invita la Fiat a soprassedere all’avvio della procedura di messa in mobilità del personale in attesa della verifica di una possibilità di dialogo che non riguardi solo il fatto specifico, ma l’insieme delle relazioni sindacali”. “In merito alle vicende successive alla sentenza di condanna all’assunzione dei 19 lavoratori nello stabilimento Fiat di Pomigliano e alla messa in mobilità di altrettanti dipendenti da parte della Fiat stessa” il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, con una nota “constata, con rammarico e preoccupazione: la novità della fattispecie che fa evolvere le relazioni industriali nel senso dello scontro e dell’indurimento della contrapposizione; la mancanza di volontà di dialogo di entrambe le parti; l’assenza di una posizione comune da parte sindacale”.

Anche il ministro Corrado Passera si è detto contrario alla decisione dei vertici del Lingotto in un’intervista rilasciata a SkyTg24 : “Non entro nel merito di decisioni interne, ma non mi è piaciuta la mossa che è stata fatta… La Fiat è un’azienda libera e se la vedono al loro interno. Certamente – aggiunge Passera – è una buona notizia che Fiat abbia confermato di non volere chiudere impianti in Italia. Faremo il possibile perché siano attivi e produttivi e non quasi fermi come sono oggi”.

Ben più aspre e pungenti le dichiarazioni di Diego Della Valle che invita Giorgio Napolitano e Mario Monti a intervenire: “Bisogna proteggere l’Italia da Marchionne e dagli Agnelli”. Secondo il patron di Tod’s “il loro continuo comportamento arrogante, contraddittorio e non più credibile, sta creando enormi problemi all’immagine dell’Italia all’estero, e sta mettendo a rischio la buone relazioni che, oggi più di prima, sono indispensabili tra il mondo del lavoro e le aziende”. Per questo l’imprenditore rileva come “non costringerli ora, da parte di chi guida il Paese, a prendere impegni seri, articolati, veri e soprattutto verificabili nella loro esecuzione, significherebbe mancare di rispetto a tutti gli italiani chiamati in questo momento a fare grandi sacrifici per aiutare l’Italia a uscire dalla crisi”.

 

Redazione

 

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