Quantitative easing della Bce con rischi a carico dei Paesi. Istituto Bruegel: a rischio credibilità

Mario Draghi, presidente Bce (EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)
Mario Draghi, presidente Bce (EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)

L’operazione monetaria espansiva di quantitative easing, con l’acquisto dei titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona, che la Banca centrale europea si appresta a lanciare, potrebbe prevedere che i rischi finanziari ricadano sui singoli Stati. E’ quanto scrive oggi Il Sole24Ore, parlando di un accordo in merito tra il presidente della Bce Mario Draghi e la cancelliera tedesca Angela Merkel. L’ipotesi di scaricare sui singoli Paesi le conseguenze derivanti dall’acquisto dei loro titoli di Stato, ad esempio in caso di default, era già circolata nelle scorse settimane, come aveva scritto sempre il Sole24Ore, e si tratterebbe di una soluzione pensata da Draghi per andare incontro ai tedeschi, assolutamente contrari all’acquisto dei titoli di Stato e a politiche monetarie espansive della Bce in genere. Solo in questo modo, sembra, Draghi potrà avere maggior margine di manovra con il quantitative easing, anche se nei mesi scorsi il presidente della Bce non aveva mancato di sottolineare che l’operazione per l’acquisto dei titoli di Stato non richiede l’unanimità del Consiglio direttivo.

Un accordo con i tedeschi, otre ad evitare rotture nel board della Bce, potrebbe consentire di ampliare la portata del quantitative easing, che salirebbe sopra i 500 miliardi di euro che gli analisti economici si aspettano, arrivando fino a 700-800 miliardi di euro, con la possibilità di acquisto, oltre che dei titoli Stato, anche dei titoli di enti sovranazionali europei e di obbligazioni societarie; come scrive Il Sole24Ore. Dunque, un quantitative easing maggiore verrebbe accettato in cambio della concessione ai tedeschi che i rischi, o almeno una parte di essi, derivanti dall’operazione di acquisto dei titoli di Stato ricadano sulle banche centrali dei singoli Paesi di cui si tratta. Del resto era stato uno dei membri del Consiglio della Bce, Benoit Coeuré, che dando conferma dell’acquisto dei bond sovrani aveva sottolineato che l‘operazione “perché sia efficiente, deve essere grande”.

Per ottenere il via libera dei tedeschi, Mario Draghi avrebbe proposto ad Angela Merkel una soluzione in base alla quale le banche centrali di ciascun Paese dell’Eurozona acquisteranno e manterranno sui propri libri contabili solo i titoli del proprio Stato. La proposta di accordo è stata anticipata dal settimanale tedesco Der Spiegel e riportata dal Sole24Ore, che riferisce di un incontro a Berlino il 14 gennaio scorso tra Draghi e Merkel, a cui avrebbe partecipato anche il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Scaheuble. Sempre lo Spiegel scrive che per ciascun Paese verrebbe imposto un limite massimo agli acquisti dei titoli di Stato, pari al 20 o 25% del volume del debito pubblico di quello stesso Paese. Dagli acquisti dei titoli di Stato verrebbe poi esclusa la Grecia, almeno in un primo momento; proprio il Paese che più ne ha bisogno. La ragione dell’esclusione starebbe nella mancanza da parte Atene di un rating di “investment grade”, inoltre il suo programma economico è momentaneamente sospeso, in vista delle elezioni politiche del 25 gennaio e della formazione di un nuovo governo.

Questa ipotesi di circoscrivere l’azione della Bce nell’acquisto dei titoli di Stato e far ricadere il rischio sui singoli Paesi, incontra, non a caso, il favore del governatore della Banca olandese Klaas Knot, che insieme al presidente della Bundesbank Jens Weidmann è contrario al quantitative easing. Intervistato da “Der Spiegel”, come riporta Il Sole24Ore, Knot ha dichiarato: “Se ciascuna banca centrale nazionale acquista solo debito del proprio Stato, sarebbe inferiore il rischio che si produca una redistribuzione dei rischi finanziari“. Ecco dunque il motivo di tanta ostilità al quantitative easing: tedeschi e olandesi non vogliono che eventuali conseguenze negative dell’operazione ricadano su di loro, cioè non vogliono pagare per i debiti altrui. Del resto, questa era una soluzione che aveva già proposto Jens Weidmann. Il rischio, però, è che vengano di fatto neutralizzati i vantaggi dell’acquisto dei titoli di Stato.

Inoltre, la mancata condivisione tra Paesi europei dei rischi del quantitative easing della Bce rischia di aumentare la frammentazione dell’Eurozona, invece di ridurla, come invece ha cercato di fare Draghi in questi anni di lavoro, anche invitando i Paesi europei ad adottare nuove politiche per completare l’integrazione. Sarebbe un segnale di profonda sfiducia nelle istituzioni europee. Il Sole24Ore cita in merito le parole di Guntram Wolff, direttore del prestigioso istituto Bruegel di Bruxelle: “Sarebbe di fatto una dichiarazione che la Banca centrale europea non può agire ed acquistare titoli di Stato come istituzione dell’area euro nell’interesse, e per conto, dell’intera area. Minerebbe gravemente la credibilità della Bce“.

V.B.