Veronesi: “Non dobbiamo combattere l’Isis ”

MILAN, ITALY - JULY 19: Italian Prof Umberto Veronesi poses at the end of the press conference with the International Advertising Association on July 19, 2005 in Milan, Italy. Prof Veronesi received a nomination at Nobel for his method for treating cancer. (Photo by Giuseppe Cacace/Getty Images)
(Giuseppe Cacace/Getty Images)

Guerra contro lo Stato Islamico, seguendo gli ammonimenti che furono di Orina Fallaci? Non è la soluzione, anzi aggraverebbe un problema già insostenibile. A dichiararlo non è un capo di Stato, non un diplomatico nè uno studioso di geopolitica ma il professor Veronesi  l’oncologo da tempo ormai desideroso di lasciare le riflessioni propri delle medicina e della ricerca per avventurasi in in valutazioni di carattere filosofico, etico morale e, ora, politico. “Sono contrario all’idea di fare guerra allo Stato Islamico  – ha detto Veronesi all’Adnkronos – perché violenza chiama violenza. Più loro tagliano teste, più noi bombardiamo: qualcuno deve fermare questa catena di azione e reazione e deve farlo con il dialogo e la tolleranza religiosa. L’Is va ascoltato. Va piuttosto compiuto un ouno sforzo pacificatore da chi si ritiene civile, contro l’irrazionalità”.L’oncologo parla a margine della Conferenza mondiale di Science for Peace a Milano. La  riflessione sull’dea di pace lo porta facilmente ad una riflessione sulla genesi del fenomeno che ha destabilizzato Siria, Iraq e sta prendendo il controllo della Libia.

 “L’Isis è costituito da  un gruppo di sunniti che si sentono emarginati in Iraq e hanno creato un movimento molto estremista, di fatto perché vogliono una patria e chiedono all’Iraq di cedere una piccola area, non più grande della Lombardia, per creare lo stato islamico. In pratica si tratta di un gruppo diviso da confini artificiali da tantissimi anni”. Un problema semplice che, per l’oncologo, ha una soluzione ancora più semplice: “l’Is va ascoltato, le sue ragioni vanno comprese, perché come altre minoranze in Europa e nel mondo chiede una ‘patrià. Questo non significa che la violenza come quella di Parigi possa in qualche modo essere legittimata, ma piuttosto che la pace non può che passare attraverso il dialogo e la tolleranza. La reazione immediata di coloro che chiedono una vendetta – continua  Veronesi – è più che comprensibile in questo momento, ma si tratta di una reazione emotiva, che dovrebbe essere superata a favore di dialogo e trattative. Soprattutto – sottolinea – non bisogna fomentare l’anti-islamismo o in generale il conflitto religioso” perché è convinto Veronesi “l’Islam è una religione pacifica nella sua essenza. Più si attacca, più si subiranno attacchi. Siamo noi – conclude – a dover fare uno sforzo, anche se è difficile. Perché altrimenti ci metteremmo sul loro stesso piano, e non ne usciremmo”. Dio non esiste, l’amore omosessuale è superiore a quello eterosessuale e l’Islam è la religione della pace:  sono questi alcuni cardini del pensiero di Veronesi. A noi basterebbe  che, per provare l’ultima delle sue affermazioni, il professor Veronesi tentasse di convincere lo Stato Islamico dell’esattezza delle prime due.