Accusato dall’assistente di volo di “molestare” il figlio: ma è vittima di un “equivoco”

(Websource / Mirror)

Stava troppo “vicino” a suo figlio. O così è sembrato a un assistente di volo. Per questo un papà gay è stato accusato dalla compagnia aerea con la quale i due stavano viaggiando, la United Airlines, di molestie sessuali. I protagonisti di questa spiacevole vicenda sono Henry Amador-Batten, 53 anni, e suo figlio Benjamin, 5. La Compagnia ha segnalato i suoi sospetti in un “report” trasmesso seduta stante alla Polizia.

E così, una volta atterrato all’aeroporto internazionale di Raleigh-Durham, in North Carolina (dove entrambi vivono), lo scorso sabato, Henry ha trovato ad attenderlo una squadra di agenti che lo hanno sottoposto a un lungo interrogatorio – davanti al bambino. Solo al termine del quale è stato appurato che si era trattato di un grave e clamoroso “equivoco”: il piccolo aveva paura di volare e suo padre di era limitato a tenergli la mano sul grembo, per farlo sentire più protetto e aiutarlo ad addormentarsi. Tutta colpa di quell’assistente di volo a cui giudizio l’uomo aveva la mano e il braccio “troppo vicini” ai genitali di suo figlio. Il caso è stato chiuso dopo “soli” 45 minuti.

La reazione su Facebook
“Faremo in modo che questa faccenda non cada nel dimenticatoio e lotteremo per rendere noto a tutti quello che è successo” scrive il marito di Henry, Joel, in un post su Facebook (e sul blog DADsquared). “Il personale della United Airlines ha commesso un terribile errore accusando mio marito di aver compiuto gesti inappropriati nei confronti di nostro figlio mentre dormiva. Il trattamento ricevuto dai componenti dell’equipaggio e dal capitano è assolutamente discriminatorio e del tutto inaccettabile”. “Nessuno – conclude – merita di essere trattato come un mostro quando è solo un padre amorevole”.

Henry, che si era recato a Porto Rico per dare l’ultimo saluto al padre in fin di vita, ha scritto a sua volta in un post: “Spero che la United Airlines capisca che non avrò intenzione di passare sopra a quanto accaduto. Quando è troppo è troppo!”. La compagnia aerea ha risposto con una semplice frase: “I nostri clienti dovrebbero essere trattati sempre con il massimo rispetto. Ci siamo scusati direttamente con il cliente per l’accaduto”. Ma per Henry e suo marito le scuse non sono sufficienti. “Sulla base dell’orribile situazione in cui hanno posto i miei assistiti, perseguiremo la compagnia aerea per ottenere anche un risarcimento per il danno esistenziale creato al bambino” ha affermato il loro avvocato Kenneth Padowitz.

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EDS