Michelle Carter (foto dal web)

Ha preso il via il processo nei confronti di Michelle Carter, una ragazza diciottenne di Plainville, nel Massachusetts, la quale è stata formalmente accusata di omicidio colposo per la morte di Conrad Roy, un giovane di un anno più grande di lei con cui da tre anni aveva una relazione platonica. Il ragazzo è morto suicida per avvelenamento da monossido di carbonio, dopo aver collegato il generatore di gas di scarico di un camion. Secondo quanto ricostruito, il suicidio sarebbe avvenuto dopo averne lungamente e dettagliatamente parlato con Michelle Carter attraverso quasi un’ora di telefonata e una serie di oltre mille messaggi di testo.

Sembra che Conrad Roy stesse tornando sui suoi passi, ma Michelle Carter lo avrebbe convinto a risalire sul camion affermando: “Devi solo farlo, oggi è la notte, ora o mai più”. Poi ancora: “Non puoi pensarci sopra. Devi farlo e basta. Avevi detto che volevi farlo. Cioè non capisco perché non lo fai”. In un altro sms la ragazza si dice “confusa” dai ripensamenti del 19enne rispetto ai propri propositi suicidi. La pubblica accusa nel processo, Maryklarare Flynn, ha messo in luce come Michelle Carter abbia messo in piedi un “gioco malato” con la vita di un’altra persona.

Nel corso dell’inchiesta sul suicidio di Conrad Roy, è emerso come il ragazzo fosse molto depresso a causa del divorzio dei suoi genitori, e aveva sofferto molto in passato per le violenze fisiche e psicologiche subite. Dall’altra parte, Michelle Carter avrebbe avuto quel comportamento perché era desiderosa di ricevere le attenzioni delle persone, nella convinzione che in tanti le sarebbero stati vicini credendo di alleviare quel suo momento di dolore. Il legale della giovane, Joseph Cataldo, respinge questa ricostruzione dei fatti e spiega che Conrad Roy era depresso da molto tempo: “Era volontà di Conrad Roy quella di togliersi la vita. Non era un’idea di Michelle Carter. Questo è un suicidio, un suicidio triste e tragico, ma non un omicidio”.

La mamma del giovane, Lynn, è stata la prima a essere chiamata a testimoniare al processo e ha spiegato ai giudici di aver fatto una passeggiata con il figlio prima che questi si ammazzasse e di non essersi assolutamente resa conto che questi avesse intenzioni suicide. Ha anche testimoniato che, dopo la morte di suo figlio, ha ricevuto messaggi di testo da Michelle Carter che esprimono vicinanza, ma non menzionano alcuna conoscenza preliminare di piani di suicidio. Anche la sorella di Conrad Roy, Camdyn, 13enne all’epoca dei fatti, ha sottolineato come in nessuna occasione il fratello le abbia manifestato intenti suicidi.

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GM