Ira di Berlusconi sull’annullamento del beauty contest per le frequenze tv. Mediaset fa ricorso

Silvio Berlusconi a una partita del Milan (Getty Images)

FREQUENZE TV: ANNULLAMENTO BEAUTY CONTEST – Ieri la Commissione Finanze della Camera ha approvato l’emendamento del governo al decreto fiscale con cui si annulla il principio del “beauty contest”, ovvero l’assegnazione gratuita delle frequenze tv introdotta dal precedente governo Berlusconi. L’emendamento è passato nonostante il voto contrario del Pdl e di Grande Sud. Le frequenze tv rimaste libere dopo il passaggio dall’analogico al digitale verranno pertanto assegnate con un’asta a pagamento.

L’approvazione dell’emendamento ha scatenato l’ira del Pdl. L’ex ministro delle Comunicazioni di Berlusconi, Paolo Romani, ha attaccato il governo Monti e il Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, definendo “un fatto grave” la modifica dell’accordo che era stato raggiunto sul “beauty contest” senza consultare il Pdl. Per Romani l’emendamento “così com’è congegnato non consentirà a Rai e Mediaset di partecipare alla gara”. Stando ai cronisti, che ieri stazionavano davanti alla Commissione Finanze della Camera, Romani se la sarebbe presa con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda urlandogli in faccia.

Nonostante i tentativi di mediazione degli esponenti del Pdl, arrivati a questo punto sarà difficile modificare l’emendamento.

Silvio Berlusconi ci sarebbe rimasto molto male. L’ex premier giovedì incontrerà Mario Monti a Palazzo Chigi.

Nel frattempo, Mediaset ha fatto ricorso al Tar del Lazio contro la sospensione dell’assegnazione gratuita delle frequenze tv. Lo ha annunciato il presidente del gruppo Fedele Confalonieri. “Il beauty contest gratuito è la formula utilizzata in gran parte degli altri Paesi europei”, ha dichiarato Confalonieri. “Era una procedura legale e condivisa dall’Europa – ha aggiunto -. Mediaset le sue frequenze la ha pagate tutte, anche quella Dvbh, oggi all’onore delle cronache come ennesimo regalo”. Il presidente di Mediaset ha quindi accusato il governo di fare “tanta demagogia: far pagare alle ricche televisioni le frequenze anziché diminuire i redditi dei cittadini con nuove tasse. Come sappiamo tra le due cose non vi è relazione. Le tasse sono aumentate e siamo proprio sicuri che l’asta produrrà introiti significativi per lo Stato?”.

Redazione

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