Volkswagen, si dimette Martin Winterkorn

WOLFSBURG, GERMANY - MARCH 13, 2014: In this file photo Volkswagen CEO Martin Winterkorn attends the company's annual press conference on March 13, 2014 in Wolfsburg, Germany. Winterkorn announced on September 22, 2015 that he will not step down following the diesel emissions scandal that Volkswagen has admitted could affect up to 11 million VW cars. (Photo by Sean Gallup/Getty Images)
(Sean Gallup/Getty Images)

Un’accusa troppo grande da sostenere. L’amministratore delegato della Volkswagen, Martin Winterkorn, ha così deciso di rassegnare le dimissioni. In seguito allo scoppio dello scandalo legato alla falsificazione dei test sulle emissioni,  il manager ha voluto sottolineare la sua totale estraneità ai fatti. Anche il governo tedesco continua a ribadire di non essere stato mai a conoscenza delle violazioni compiute, in vista soprattutto dei provvedimenti che si stanno delineando. Il gruppo automobilistico ha ammesso di aver venduto circa 11 milioni di auto “truccate” per eludere i test sulle emissioni e, far risultare così, prestazioni di gran lunga migliori rispetto a quelle effettivamente messe in strada. L’Europa sembra essere inoltre, rispetto agli Stati Uniti, un mercato più redditizio soprattutto per il desiel e quindi rischia di essere una spina nel fianco per la Volkswagen. Secondo le indiscrezioni della stampa sono tre i personaggi papabili per prendere le redini dell’azienda: Wolfgang Porsche, che guida la famiglia con il maggior numero di diritti di voto in Volkswagen; Bernd Osterloh, il potente capo del sindacato; Stephan Weil, governatore della Bassa Sassonia e forte di un diritto di veto all’interno della compagnia. Intanto la Borsa di Francoforte non distoglie gli occhi dal titolo dell’azienda, che dopo un iniziale ribasso si è subito risollevato. Si temono però possibili impatti d’immagine, che ostacoleranno la corsa verso la leadership mondiale delle auto a danno di Toyota, e  ingenti ripercussioni economiche: si parla di sanzioni fino a 18 miliardi solo negli Usa, ne sono stati accantonati al momento 6,5 per  affrontare e prime esigenze. A livello internazionale la questione ha provocato reazioni differenti: in Italia , i ministri Galletti le Del Rio, competenti sulla materia, hanno già chiesto informazioni alle aziende” sulle possibili ripercussioni e ‘contagi’ “sul mercato italiano”, spiega il ministro dello Sviluppo economico italiano, Federica Guidi. Sempre in Italia, il numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi, teme per il contraccolpo nella filiera, mentre il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, garantisce che verrà fatto tutto quel che serve per tutelare la salute. Ad esprimere preoccupazione anche  l’Acea, l’associazione dei costruttori europei, riconosce la “gravità della situazione” e tranquillizza dicendo che “non ci sono evidenze che sia un problema di settore”, intanto 25 class action sono partite negli Usa da parte dei consumatori.

Roberta Garofalo