Alzheimer: cuccioli e musica efficaci contro la malattia.

L’ Alzheimer è una malattia che ti aggredisce vigliaccamente alle spalle. Silenzioso si insinua nella mente e comincia a divorare con famelica crudeltà i tuoi ricordi di una vita. Come fuoco divampa, come acqua trascina, come vento spazza via ogni cosa. Gradualmente ti annebbia il cervello, te lo imbriglia e poi lo consuma senza alcuna pietà. Senza nessun rimorso ti frantuma in mille pezzi il ricordo dei tuoi cari, la loro fisionomia, i nomi e tutto quanto hai sempre amato di loro. Ti lascia vivere  ma avvolto nella confusione, nell’incertezza, in compagnia dell’angoscia e della depressione.

Le terapie farmacologiche purtroppo sono poche e ottengono risultati assai modesti. E’ per questo che negli ultimi anni si stanno percorrendo vie alternative soprattutto per far fronte a particolari sintomi e disturbi  della malattia. Le cosiddette “terapie soft” stanno man mano prendendo piede anche in Italia e con buoni riscontri. Queste terapie alternative comprendono l’ utilizzo dei cuccioli di cane o di gatto, ma anche di bambole e l’ascolto della musica. Questo nuovo studio è stato illustrato al decimo Congresso dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, a Gardone Riviera in provincia di Brescia.

I pazienti colpiti da Alzheimer in Italia sono 600 mila e la crescita è di 150 mila nuovi casi all’anno.

“I farmaci per la cura dell’Alzheimer possono solo rallentare la progressione dei sintomi , spiega Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria. Si sono quindi diffusi approcci di medicina alternativa, che hanno resistito alla prove di efficacia e vanno sempre più conquistandosi uno spazio tra le cure accettate a tutti i livelli”. Due esempi sono la pet therapy e la doll therapy, entrambe spostano l’attenzione del malato verso un diverso compito ossia quello di giocare, accudire un cane, un gatto, un criceto oppure una bambola. Tutto questo evita che l’ammalato di demenza si fossilizzi su pensieri che gli comportino angoscia, aggressività, disagio.

Una ricerca dell’Università di Tolosa ha dimostrato come tali cure alternative riducano fino al 60% i disturbi comportamentali.

“La compagnia di un piccolo animale o di una bambola deve essere mediata da un operatore, che indirizzi e aiuti il paziente: in questo modo si ottiene un ambiente più sereno, che favorisce anche i momenti di riposo e un’alimentazione più tranquilla. Non sappiamo perché ciò accada, ha sottolineato il Trabucchi, forse c’è una regressione all’età infantile, si attivano ricordi cancellati solo apparentemente dalla malattia, si riescono a sfruttare le capacità affettive residue. Purtroppo l’effetto di pet e doll therapy non dura più di un giorno, il giorno successivo bisogna ricominciare da capo”.

Anche la musica può fare moltissimo per i pazienti malati di Alzheimer. L’ascolto della musica contribuisce a limitare la loro aggressività a far diminuire le allucinazioni e sembra essere per fino più efficace dell’utilizzo dei farmaci. E’ come se la melodia riuscisse a fare breccia in quella coltre oscura, come se le note nella loro incorporeità riuscissero però a penetrare  il massiccio muro dell’Alzheimer  e facessero rinvenire le emozioni allo stato primordiale. Dopotutto la musica è il linguaggio del cuore e dell’anima.

Ogni malattia degenerativa è terribile, ogni malato deve essere sostenuto. Ma a mio personale parere, i malati di Alzheimer  devono essere aiutati maggiormente, devono sentire intorno a sé tutto il calore possibile. Perché questa malattia degenerativa del cervello è forse quella più crudele esistente in natura, poiché aggredisce sia il fisico  che la mente. Non ti lascia più nulla, ti priva lentamente ma inesorabile di tutto, della tua vita, della tua personalità, dei tuoi cari e ti trasforma in un guscio vuoto.

Ben venga quindi  se un farmaco o una terapia semplice come l’affetto di un cucciolo possano in qualche modo ridare dignità a queste persone ferite gravemente nell’animo.

Fabio Porretta

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