Record di aiuti militari americani ad Israele, governo Obama si sbilancia verso Stato ebraico

Un articolo dell’ autorevole quotidiano Haaretz del 16 luglio dà notizia delle importanti dichiarazioni dell’ assistente ministro degli esteri americano, Andrew J. Shapiro, in occasione di un discorso al think thank pro-israeliano Brookings Saban Center for Middle East Policy di Washington.

L’ alto funzionario americano ha rivelato l’ intenzione dell’ amministrazione Obama di aumentare l’ annuale aiuto militare a Israele fino al livello di 2775 milioni di dollari, il più alto mai raggiunto nella storia degli aiuti americani allo Stato ebraico.

L’ amministrazione americana cercherà di collegare questo enorme finanziamento militare alla riapertura delle trattative israelo-palestinesi, sostenendo, secondo il diplomatico, che “la speranza che un accresciuto impegno dell’ amministrazione americana nella sicurezza di Israele farà avanzare il processo di pace, aiutando Israele a cogliere l’ opportunità di adottare le forti decisioni necessarie per una pace soddifacente”.

“Israele è un alleato vitale ed un elemento portante nel nostro impegno per la sicurezza della regione”, ha dichiarato Shapiro, aggiungendo che “il sostegno americano alla sicurezza di Israele è molto di più di un atto di amicizia. Noi siamo completamente impegnati per la sicurezza di Israele perché essa potenzia la nostra sicurezza nazionale e perché aiuta Israele a fare i passi necessari per la pace”.

L’ assistente ministro degli esteri americano ha poi ovviamente fatto riferimento alle minacce cui sarebbe esposto lo Stato ebraico, citando, oltre all’ Iran, la Siria e le milizie di Hezbollah e Hamas, a fronte delle quali gli Usa hanno inserito, nel programma di aiuti militari di cui si è detto, la vendita di cacciabombardieri F-35, il sistema d’arma più avanzato dell’aviazione Usa, e il finanziamento del sistema antimissile Iron Dome, sviluppato autonomamente da Israele ma per il quale risulta fondamentale l’apparato di copertura aerea americano installato nella base israeliana di Nevatim, e che, secondo lo stesso quotidiano, dovrebbe diventare completamente operativo proprio nel corso di questa estate.

Lo stesso funzionario ha precisato che nel corso degli ultimi quindici mesi si sarebbero svolti oltre 75 incontri ad alto livello politico militare fra rappresentanti statunitensi ed israeliani, a dimostrazione dell’intensità dell’impegno americano e della continua consultazione sulla situazione strategica della regione.

Del resto, nell’ incontro di oltre trentasei rappresentanti ebraici del Congresso degli Stati Uniti con Obama, lo scorso 18 maggio maggio, il deputato repubblicano Steve Rothman aveva dichiarato che “dal punto di vista militare e della condivisione dell’intelligence, l’amministrazione Obama è nei confronti di Israele la migliore amministrazione americana di sempre”, a conferma del fatto che, nonostante le grandi aspettative suscitate in un primo momento fra i non addetti ai lavori, il governo Obama sia in realtà fortemente sbilanciato a favore dello Stato ebraico.

Ma, in ambito statunitense, vi sono ulteriori supporti alle posizioni israeliane, anche quelle più estremistiche. Lo dimostra un recente documentato servizio del New York Times secondo il quale oltre 200 milioni di dollari arriverebbero agli insediamenti israeliani di Cisgiordania e Gerusalemme da organizzazioni filo-israeliane americane, con il beneplacito e qualche imbarazzo del ministero delle finanze Usa, trattandosi di somme spesso destinate all’acquisto di materiali di uso militare e oltretutto esentasse per il fisco Usa, in quanto appunto oggetto di donazioni “benefiche”.

E’ il caso di notare che molte di queste organizzazioni appartengono all’area dei “cristiani sionisti” che, come spiega il quotidiano, “credono che l’aiuto dei cristiani agli ebrei qui nella Cisgiordania occupata preannunci il secondo avvento di Cristo”, una prospettiva escatologica che, come ha evidenziato Colonna in un recente volume, è stata finora poco studiata e che aiuta molto a comprendere sia le origini del problema israelo-palestinese sia le ragioni profonde del coinvolgimento anglo-sassone nel sostegno allo Stato ebraico fin dalle sue origini.

Clarissa