Crisi Inter: Infortuni e sconfitte. I cinque mesi di Rafa Benitez con i nerazzurri

CRISI INTER – Rafa Benitez dopo la sconfitta pesantissima contro il Chievo potrebbe avere le ore o forse i minuti contati. Ieri Angelomario Moratti, figlio del presidente, ha ‘presidiatò l’allenamento, oggi dopo dichiarazioni di rito e di facciata si capirà meglio il futuro di Rafa, in particolare se per lui ci sarà l’ultima prova d’appello oppure no. Dal sole della Sardegna dove ha risposto sì alla chiamata di Massimo Moratti, alla pioggia di Verona, dove forse ha bruciato l’ultima apertura di credito del presidente. In poco più di cinque mesi l’Italia e l’Inter sono andati di traverso a Rafa Benitez, a cui non è riuscita la missione di raccogliere l’eredità di Josè Mourinho, e fra infortuni e nervosismi ha perso le redini della squadra campione d’Italia e d’Europa. E sembra con le ore contate. Si dice che appena arrivato alla Pinetina lo spagnolo abbia eliminato un poster di Josè Mourinho dallo spgliatoio. Ma del fantasma del suo predecessore non si è mai liberato, e nemmeno dei paragoni. Li accomuna la laurea in educazione fisica e poco più. I modi gentili dello spagnolo, classe 1960, hanno fatto breccia nei critici e nei dipendenti di Appiano, ma le tante vedove di Mourinho presto hanno rimpianto l’agonismo e la sfrontatezza del portoghese. «Se sono qui, significa che sono intelligente», è il motto di Benitez, alternativo al «non sono un pirla» di Mourinho. Le gote rubizze, pizzetto e baffi rifiniti, l’allenatore che ha portato il Valencia alla Coppa Uefa e il Liverpool alla Champions League, presentandosi enuncia così la sua missione nerazzurra: «Vincere giocando bene». Chiede invano rinforzi, è il primo allenatore dell’era Moratti che ottiene nulla. Appassionato di basket, si concentra per progettare una squadra con più gioco ed esordisce bene vincendo la Supercoppa italiana contro la Roma. Un mezzo disastro è invece quella europea con Atletico Madrid. Poi pareggia a Bologna, vince soffrendo con l’Udinese, si limita a un altro pari in casa del Twente, e poi sembra aver trovato la formula giusta battendo Palermo e Bari. Etòo segna a raffica, ma cominciano ad accumularsi gli infortuni (oltre 30 alla fine), e non fila tutto liscio nello spogliatoio, dove in tanti si lamentano, compreso Milito, furioso per i suoi tre infortuni muscolari. Le urla di Chivu all’Olimpico («O difendono anche gli altri o me ne vado») rendono più pesante la sconfitta con la Roma. Il 4-0 al Werder Brema è balsamo, e lo 0-0 con la Juventus può bastare, anche se l’insubordinazione di Muntari che rifiuta la panchina e se ne va a casa sono una nuova prova che Benitez non ha la stessa presa di Mourinho sulla squadra. Mentre la sua preparazione atletica è sotto accusa per la messe di guai muscolari, Benitez raccoglie 3 punti a Cagliari. Ma i 3 gol subiti nella ripresa contro il Tottenham (4-3 alla fine) fanno venire i primi dubbi a Moratti, convinto da Marco Branca in estate a puntare sullo spagnolo. «A Benitez non ho lasciato un lavoro, ma un sogno», punge Mourinho da Madrid. L’enigma diventa presto un incubo per l’ex allenatore del Liverpool. Gli scacchi gli hanno insegnato a ragionare e sviluppare strategie: ma dei problemi dell’Inter dopo quattro mesi non viene a capo. Il 28 ottobre Moratti elogia la mentalità da manager e l’applicazione dello spagnolo. Ma quattro giorni dopo la lezione incassata a Londra da Bale e compagni fa infuriare il presidente nerazzurro. Le cose non migliorano dopo i pareggi con Brescia e Lecce, e precipitano per il ko nel derby. Benitez recrimina per la ‘mala suertè e spiega che a gennaio si attende acquisti. Marco Branca prova a ricucire lo strappo: dopo un confronto ad Appiano con i suoi emissari, Moratti gli concede «piena fiducia» (a termine, però). E oggi forse potrebbbe finire la sua avventura in neroazzurro.

Fonte: Ansa

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