Repubblica: L’ultimo triste show di Mike Bongiorno: tomba svuotata da 4 balordi, telecamere del cimitero fuori uso

TOMBA MIKE BONGIORNO – Il pubblico, i curiosi, le telecamere, persino il quiz: chi sarà stato? C´è tutto, nell´ultimo show che Mike avrebbe proprio evitato. Era venuto a cercarsi la pace più remota del mondo sulla cima di questo colle, una cartolina del Lago Maggiore tra palme e magnolie, con la spuma delle barche che tagliano l´acqua laggiù e un silenzio profondissimo, da pianeta disabitato. «Qui mangiamo pane e tranquillità», dice Idilio Calzavara, il custode del camposanto.

Un cimiterino semplice, quasi disadorno, un muro di mattoni rossi, una parete di cemento color ghiaccio, una tettoia in ferro, i loculi che sorgono come scatolette. È la tomba della famiglia Zuccoli, Daniela, la moglie. Due file di quattro loculi, un piccolo giardino a separarli. Quello di Mike è il penultimo dal basso. Lui è sopra la sua mamma, Enrica Carello, e sta sotto i suoceri, anzi stava. «Hanno rotto i mattoni e hanno portato via la bara dal retro, c´è anche un buco nella rete», racconta il signor Giuseppe. «Quando mi sono accorto, erano le undici meno un quarto del mattino. Il cimitero è sempre deserto, mai visto niente di strano, qui non viene nessuno. Passo le giornate da solo con i miei morti».

Non è un luogo di pellegrinaggio, la frazione Dagnente di Arona, un posto davvero da niente, ma in senso bello. Un posto semplice. La chiesa, il campanile, il parco giochi, il bar, il cimitero, qualche casa color pastello. Questo in alto, verso il paese. Perché sotto, nella collina che scende al lago, si spalancano altri universi. Ecco le ville di Mike, un ex convento del Seicento, e quelle di Mondadori, di Cuccia, dell´ex presidente Gronchi, del Duce e di Claretta. Ecco, sulla sponda lombarda che pare di poterla toccare, il Castello Borromeo, dove il celeste delle acque si stempera nel biancore dell´aria fredda. Una terra di strana, inquietante bellezza. Anche se ieri pareva tutto morto, anche gli alberi, anche le parole della gente.

«Si è perso il rispetto, dunque si è perso tutto», scuote la testa il parroco, don Mauro Pozzi. La sua canonica sta proprio di fronte al camposanto. «L´anno scorso sono venuti i ladri, e le telecamere non funzionavano. Come adesso». Dunque questi profanatori sapevano che la video-registrazione era fuori uso e tanto sprovveduti non sono. Non come i balordi che trafugarono la salma di Enrico Cuccia, dieci anni fa. Subito presi, e già liberi.

Quando il signor Giuseppe ha scoperto la tomba vuota, è corso al bar “Arca di Noè” e ha telefonato al custode di villa Zuccoli, Gianfranco Masuri. In pochi minuti, tutto il paese sapeva. E in tanti sono venuti sulla collina, silenziosi, attoniti. Persone, non fan. C´era il tizio che ricorda le feste in villa, «i compleanni, la musica fino a tardi, l´elicottero di Berlusconi che ogni tanto atterrava sul campetto di calcio». E c´è chi ha ancora negli occhi il battesimo di Nicolò Bongiorno, uno dei tre figli di Mike, l´unico rimasto qui ad Arona con la moglie ucraina, e tre figli lui pure. «Che grande festa! A un certo punto arrivò la madrina del bimbo, che era Giulietta Masina, e c´era pure Fellini».

Qualcuno fa il giro del cimitero, dietro il muro rosso dove non si vede il lago ma solo il bosco già quasi nero, nella sera che cala presto con tutte le sue ombre. Sul fango resistono i segni delle gomme, si distingue il cerchio esatto che deve aver fatto l´auto, oppure il furgone, aspettando che i ladri portassero giù la bara. Ecco lo squarcio nella rete. E sembra di vederla, la macabra processione notturna. I balordi che dondolano sotto il peso della cassa, uno tira, l´altro spinge, pare fossero in quattro, e poi via di corsa. Senza testimoni, senza rumore.

«È terribile, è terribile, dire che siamo costernati è poco», ripete Alberto Gusmeroli, il sindaco di Arona. «Dobbiamo stare vicini ai familiari, a Daniela, ai figli e ai nipoti, e aspettare». L´elicottero della Polizia picchia l´aria con le pale, la zona è tutta recintata, ci sono agenti ovunque e occhi affamati, e i fari per le dirette televisive. «Stavolta siamo riusciti a finire sul giornale, però era meglio di no», mormora tra sé il custode Idilio. «Faccio il giro del camposanto a mattina e sera, apro alle otto, chiudo alle cinque, mai niente fuori posto. Qui vengono solo i parenti, e i morti quand´è la loro ora. Nessuno, in paese, pensava che potesse succedere a noi, neanche dopo la brutta storia di Cuccia. Ma io dico, non possiamo lasciare tranquillo almeno chi non c´è più?»

Repubblica