Islanda: Grímsson eletto presidente per la quinta volta

Ólafur Ragnar Grímsson

PRESIDENZIALI IN ISLANDA – I numeri erano già chiari ieri mattina. E nel corso della giornata non sono più cambiati. Con il 52,7% dei voti è Ólafur Ragnar Grímsson il vincitore delle elezioni di sabato scorso. Grímsson incomincia il suo quinto mandato consecutivo – è un record: ricopre la carica ininterrottamente dal 1996. Sconfitti tutti gli avversari, soprattutto quella Þóra Arnórsdóttir che nelle settimane precedenti aveva dato prova di poter contendere la vittoria al presidente. La nota giornalista televisiva si è fermata al 33,1%, un distacco ampio che i sondaggi avevano più o meno previsto. Tutti gli altri seguono a percentuali decisamente inferiori: Ari Trausti Guðmundsson all’8,64%, Herdís Þorgeirsdóttir al 2,63%, Andrea Ólafsdóttir all’1,8% e Hannes Bjarnason allo 0,98%.

In totale i votanti sono stati il 69,2% degli aventi diritto.

Sin dalle prime schede scrutinate la vittoria di Grímsson è apparsa chiara. Ma né questo né i numeri devono trarre in inganno: è stata una corsa elettorale avvincente e del tutto nuova per un’isola, l’Islanda, abituata a vedere rieletti tutti i presidenti della Repubblica che annunciavano di voler correre per un altro incarico. Stavolta c’è stata una competizione serrata che ha messo di fronte due personalità diverse. Nel corso degli anni – soprattutto gli ultimi quattro, quelli della grande crisi – Grímsson ha interpretato il suo ruolo con determinazione, presenzialismo, è più volte entrato a gamba tesa nel dibattito politico, ha espresso sovente le sue opinioni (vedi la sua contrarietà all’entrata nell’Unione europea) e ha posto il veto a leggi importanti votate dal Parlamento, promuovendo referendum popolari che gli hanno dato ragione.

E’ stato un presidente attivissimo, dunque, in un paese che al presidente della Repubblica chiede pochissimo: una carica rappresentativa, pochi poteri, una figura superpartes col compito di preservare e promuovere l’unità nazionale. Esattamente le promesse che aveva fatto Þóra Arnórsdóttir: essere un presidente meno politico. Gli islandesi però non hanno voluto cambiare.

 

Antonio Scafati