Mose, si è dimesso il sindaco di Venezia Orsoni

Giorgio Orsoni (screenshot Youtube)
Giorgio Orsoni (screenshot Youtube)

Dopo il pressing del vicesegretario del Partito Democratico, Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, a cui sono stati revocati ieri i domiciliari e che ha proposto di patteggiare una pena di quattro mesi per il coinvolgimento nello scandalo Mose, ha lasciato la sua carica, comunicandolo ufficialmente in una conferenza stampa, svoltasi alle 12.15 di oggi. Secondo Orsoni, “è venuto meno come ho potuto constatare quel rapporto fra la mia persona e la politica che mi ha sostenuto finora”. Ieri si era dimessa l’assessore comunale di Venezia alle Politiche educative, Tiziana Agostini.

“Siamo umanamente dispiaciuti per la condizione in cui si trova Giorgio Orsoni, ma dopo quanto accaduto ieri, e a seguito di un approfondito confronto con i segretari cittadino provinciale e regionale del Pd, abbiamo maturato la convinzione che non vi siano le condizioni perché prosegua nel suo mandato di sindaco di Venezia. Invitiamo quindi Orsoni a riflettere sull’opportunità nell’interesse dei cittadini di Venezia e per la città stessa di offrire le sue dimissioni”, aveva scritto la Serracchiani in una nota, firmata anche dal segretario regionale del Pd Veneto, Roger De Menech.

Prosegue la nota: “Siamo convinti, inoltre, che non si debba disperdere quanto di buono il Pd di Venezia e tanti bravi amministratori hanno fatto e stanno facendo per la città. Per questo e per la necessaria chiarezza indispensabile in simili frangenti riteniamo che lo stesso Orsoni saprà dare prova di grande responsabilità”.

Ieri il senatore democratico Francesco Russo, su Facebook, aveva sostenuto: “Lo dico senza mezze misure. Giorgio Orsoni non può continuare a fare il sindaco di Venezia. Il Pd su questo tema deve dare un segnale chiaro, forte e inequivocabile. Ne va della nostra credibilità. Lo dobbiamo a tutti quei cittadini che credono in noi e che continuano a chiederci a gran voce di costruire un Paese migliore. Non possiamo permetterci di tradire la loro fiducia. Abbiamo il dovere di mantenere il timone dritto. Con mano salda”.

Analoghe richieste da parte dell’assessore Gianfranco Bettin e dei due consiglieri di “In Comune”, Beppe Caccia e Camilla Seibezzi, che spiegano: “Per noi, che abbiamo combattuto questo fenomeno, denunciando da sempre il ruolo del Consorzio Venezia Nuova e le pressioni affaristiche che hanno portato all’approvazione dell’inutile e devastante progetto Mose, niente potrà nè dovrà essere più come prima”.

“Si deve aprire una stagione di autentico e profondo cambiamento, a partire dal rinnovamento del ceto e delle forze politiche coinvolte nelle inchieste. Questo vale anche per il Comune di Venezia, nonostante sia l’unica istituzione cui non venga contestato nelle inchieste un solo atto politico-amministrativo. L’esperienza della giunta Orsoni è per noi conclusa”, proseguono gli esponenti più a sinistra all’interno della maggioranza in comune a Venezia, che hanno già comunicato a Orsoni “di avere pronti i 24 atti di dimissione dei consiglieri comunali di maggioranza, che comporterebbero lo scioglimento immediato del Consiglio”.

Redazione online