Boris Johnson, sindaco di Londra: “Per crescere dobbiamo uscire dalla Ue”

David Cameron e Boris Johnson (Getty Images)
David Cameron e Boris Johnson (Getty Images)

La sconfitta di  David Cameron sulla candidatura di Jean Calude Junker alla presidenza della Commissione europea non ha attenuato la contrapposizione tra il partito conservatore britannico e Ue tanto che il premier non sembra intenzionato a passi indietro rispetto al referendum sulla permanenza dell’Inghilterra nell’Unione.
E se l’eventualità rappresenta un pericolo che Berlino intende scongiurare in tutti i modi – “Storicamente, politicamente, democraticamente, culturalmente, il Regno Unito è assolutamente indispensabile all’Europa” ha ribadito il ministro delle Finanze tedesco Wolfang Schäuble in un’intervista al Financial Times – Londra sembra che sia intenzionata a cambiare la rotta. Del resto la proposta di David Cameron per il referendum sull’appartenenza alle Ue trovò il totale appoggio del Parlamento con 304 voti a favore e nessun voto contrario. I tories in caso di vittoria elettorale alle politiche del 2015 rimandano ben intenzionati ad indire le consultazioni al più tardi entro il 2017. A dar man forte al premier è Boris Johnson sindaco di Londra e compagno di partito di Cameron che afferma “”Fuori dall’Ue, Londra crescerebbe molto più velocemente” al punto che Johnson vorrebbe addirittura accelerare i tempi per il distacco dal continente e dalle sue politiche di austerity. La determinazione di Londra si basa su uno studio di fattibilità portato a termine da Gerard Lyons, consigliere economico del primo cittadino, secondo cui l’uscita dall’Unione Europea è un’opzione del tutto percorribile per Londra e – forse . anche una scelta vincente. Lo studio contempla tre scenari: nel primo la Gran Bretagna resta all’interno di un’Unione riformata: il Pil di Londra, in 20 anni, passerebbe da 350 miliardi di sterline a 640, contro i 495 se rimanesse all’interno di un Unione Europea così come è oggi. In caso di uscita della Gran Bretagna dalla Ue il Pil di Londra sarebbe destinato a crescere in maniera vertiginosa, raggiungendo nel 2034 i 615 miliardi. Terzo scenario: Londra risente del distacco dall’Europa e allora il suo Pil non riuscirebbe a superare quota 430 miliardi. In sintesi se anche Londra sbagliasse i suoi calcoli la condizione economica complessiva non sarebbe troppo diversa dal restare legata all’Unione Europea e ai sui vincoli. Al contrario se le previsioni di crescita sui vantaggi del distacco fossero esatti ne potrebbero scaturire vantaggi all’economia di Londra al momento irrealizzabili.
La maggio parte dei britannici sembra peraltro incline a lasciare la Ue: per il Mail on Sunday, favorevoli al distacco sarebbero il il 47% contro il 39% che, al contrario, ritiene la completa autonomia della Gran Bretagna rispetto al resto dell’Europa sarebbe un rischio non compensato dai possibili benefici.

Redazione