Bancarotta, il padre di Renzi: “Un atto a mia tutela”

Soldi (PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)
Soldi (PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

“Ne prendo atto. Ringrazio la magistratura perché è un atto a mia tutela, ma essendo indagato non posso dire niente”, queste le prime parole di Tiziano Renzi, padre del Presidente del Consiglio, dopo la contestazione da parte della procura di Genova, che lo ha indagato con l’accusa di bancarotta fraudolenta per il fallimento di una società a lui appartenuta. Renzi senior si è limitato ad aggiungere: “A dimostrazione di quanto sia preoccupato,farò un comunicato stampa”.

Nota che non si è fatta attendere: “Alla veneranda età di 63 anni e dopo 45 anni di attività professionale ricevo per la prima volta nella mia vita un avviso di garanzia. I fatti si riferiscono al fallimento nel novembre 2013 di una azienda che io ho venduto nell’ottobre 2010”. Tiziano Renzi ha poi aggiunto: “Sono certo che le indagini faranno chiarezza ed esprimo il mio rispetto non formale per la magistratura inquirente ma nel dubbio, per evitare facili strumentalizzazioni, ho rassegnato le dimissioni da segretario del circolo del Pd di Rignano sull’Arno”.

Arrivano intanto i primi commenti politici in riferimento a quanto avvenuto, tutti tendenti a “tenere fuori” dalla vicenda il premier Renzi. “Le sue eventuali colpe non ricadano sul figlio. Ma anche viceversa”, ha twittato Ignazio La Russa, deputato di Fratelli d’Italia -Alleanza Nazionale. Sempre via Twitter arriva il commento ironico di Fabrizio Cicchitto di Ncd: “Indagato il padre del presidente Renzi, e poi dicono che in Italia gli orologi non funzionano”.

Redazione online