Renzi teme l’esame del Dna della “sua” sinistra?

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (AFP PHOTO / FILIPPO MONTEFORTE-Getty images)
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (AFP PHOTO / FILIPPO MONTEFORTE-Getty images)

Sono giorni concitati di aspre polemiche nel confronto tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e i sindacati: giornate in cui nella politica ci chiede quale sia il ruolo della sinistra e soprattutto quali siano le reali posizioni del premier, osteggiato anche da una minoranza del suo partito, nonostante egli rassicuri sempre che “le riforme si faranno”. In ultimo, il suo intervento di ieri al Consiglio dei presidenti di Businesseurope dove ha tenuto a ribadire agli industriali i progressi del suo governo, nonché quelli effettuati per il Jobs Act, per cui eliminato l’articolo 18, è bene che tornino ad investire in Italia, mentre a Napoli si stava svolgendo il corteo dello Sciopero Nazionale promosso dalla Fiom per il Centro Sud.

Renzi e le critiche

Tanto che viene quasi spontaneo sorridere alla macchietta di Maurizio Crozza che, nel programma “Il paese delle meraviglie”, in onda, ieri, in prima serata sul canale La7, ha immaginato il premier accompagnato dalle sue “vallette”, Maria Elena Boschi e Marianna Madia – le “ladylike” per intenderci- che si è trovato in una periferia di Roma, in panne con l’automobile, mortificato e impaurito dal fatto di dover incontrare i poveri.
La critica ironica di Crozza è emblematica e racchiude lo sgomento delle forze sindacali che da mesi auspicano di essere sentite dal governo che ha respinto il dialogo con loro prediligendo quello con le industrie, in quanto secondo Renzi, la sinistra di oggi “sta nelle opportunità” a cominciare da quelle di creare lavoro e diremmo noi, “in barba ai diritti dei lavoratori”.

Un comportamento renziano notato anche all’estero così come evidenziato recentemente dal quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung , scrivendo che il premier sta cambiando strategia e che anziché stare al fianco della popolazione alluvionata, ha preferito accordarsi con il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi.

Renzi deve fare i conti anche con un crollo nei sondaggi, alla vigilia delle elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria, per cui lo stesso premier temendo ulteriori critiche dal suo partito, dove alcuni hanno accusato Renzi di non saper governare, ha messo le mani avanti, affermando che non darà una lettura nazionale al voto di domani, domenica 23 novembre.
Al ché potremmo aggiungere che con un tweet, il premier ci ripensa sempre e crede di poter risolvere i problemi, come nel caso dell’attacco rivolto agli scioperanti, per cui poco dopo, Renzi ha tenuto a sottolineare in un tweet il suo rispetto per chi sciopera.

Renzi ha qualche problema con la sinistra?

Viene spontaneo chiederci se il premier non ascolta la piazza, così come ha voluto sottolineare nel duro attacco rivolto ai Sindacati giovedì scorso, “piazza o non piazza, le cose le cambiamo”, e non intende dare valore ad un voto regionale, quale potrebbe essere la sentinella di allarme per il premier?
E la domanda si fa ancor più insistente quando confrontiamo l’atteggiamento di Renzi al leader della sinistra spagnola, Podemos, Pablo Iglesias giunto in Italia per un meeting organizzato da una minoranza del Pd lo scorso fine settimana e che ha ben sottolineato: “Siamo per il principio di autodeterminazione, ogni cittadino deve poter decidere su ogni questione della propria vita”. Un dichiarazione nella quale fa valere il diritto del popolo innanzitutto.

Renzi risponde alle critiche

Il confronto con i sindacati è stato anche soggetto di un editoriale intitolato “Parole sbagliate” pubblicato ieri dal quotidiano Repubblica al quale oggi il premier risponde con una lettera nella quale sostiene di aver “sempre rivendicato l’ appartenenza del Partito democratico alla sinistra. Per questo ho spinto al massimo perché il Pd fosse collocato in Europa dentro la famiglia socialista. Nei comportamenti concreti, nelle scelte strategiche, il Pd sa da che parte stare. Dalla parte dei più deboli, dalla parte della speranza e della fiducia in un futuro che va costruito insieme”.

“So che Repubblica non vuole farci un esame del sangue, come invece pretenderebbe qualcuno anche dalle parti del sindacato. Ho un profondo rispetto per il lavoro e per i lavoratori che il sindacato rappresenta”, ha tenuto a ribadire il premier, precisando: “Penso che altrettanto rispetto sia da chiedere anche nei confronti di un governo che sta cambiando il mondo del lavoro per evitare che alibi e tabù tengano fuori dal mercato milioni di lavoratori solo perché non hanno contratto o sono precari. Se entriamo nel merito del Jobs Act vediamo che non c’è riforma più di sinistra”.
“Non siamo noi, non è il governo, non è il Partito democratico a cercare lo scontro. Io mi faccio molte domande, mi interrogo e sento la responsabilità del cambiamento che stiamo portando, che è autentica e non di facciata. Ma vorrei che anche il sindacato e più in generale il mondo della sinistra si chiedesse se non ci sia una grande opportunità da cogliere”, ha poi aggiunto il premier riferendosi alla polemica con i sindacati.

Inoltre, Renzi per dare ragione alla sua tesi è tornato a parlare del famoso “Patto del Nazareno”, stipulato con Berlusconi e per cui scrive che “il Pd ha chiara la differenza tra maggioranza e opposizione così come ha chiaro che le regole del gioco si prova a cambiarle assieme per poi tornare a dividersi su tutto il resto”.

“Quella del Pd è una sfida plurale, non la tigna di un individuo. Ed è per questo, però, che non possiamo permetterci di restare fermi a un passato glorioso, ma rivitalizzarlo ogni giorno cambiando, trovando soluzioni concrete ed efficaci a problemi che si trasformano e che riguardano da vicino la vita delle persone”, ha spiegato Renzi che ha poi voluto dare una lezione di storia aggiungendo che “per noi la sinistra è storia e valori, è Berlinguer e Mandela, Dossetti e Langer, La Pira e Kennedy, Calamandrei e Gandhi. Ma è soprattutto un futuro su cui lavorare insieme per risolvere i problemi delle persone”.
Futuro e opportunità, di pari passo con la perdita della tutela dei lavoratori e l’inasprimento delle tensioni sociali, come ben ricordato ieri dal leader della Fiom che in piazza a Napoli ha dichiarato: “Se Renzi continua ad andare con Confindustria e i poteri forti non ci sarà futuro nel nostro paese”, precisando questa mattina che “i toni duri di questi giorni sono figli della incomunicabilità. Un governo che rimane indifferente di fronte alle centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che protestano nelle piazze, che si rifiuta di discutere con i sindacati sulle leggi che riguardano il lavoro, che non si confronta in Parlamento e modifica leggi fondamentali come lo Statuto dei lavoratori a colpi di fiducia, non può attendersi che nelle fabbriche e negli uffici si alzino cori di consenso”.

C.D.