“Se l’è cercata”. Così il paese sullo stupro di gruppo di una ragazzina

(Archivio/Websource)
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Aveva solo tredici anni quando è iniziata la sua tragedia. Ora ne ha sedici e da tre anni subiva abusi e violenze da parte di nove uomini che a turno o insieme si sono presi per sempre la sua adolescenza. “C’era la coperta rosa”, ricorda la piccola. “Non avevo più stima in me stessa. Certe volte li lasciavo fare. Se mi opponevo, dicevano che non ero capace. Mi veniva da piangere. Mi sentivo una merda”, ricorda di quei momenti a colloquio con la psicologa. Un metro e 55, per 40 Kg, c’è scritto sulle carte dell’inchiesta. L’andavano a prendere di fronte alla scuola Corrado Alvaro, la caricavano in auto e la portavano al cimitero vecchio o al belvedere o sotto il ponte della fiumara. Oppure nella casa in montagna di Pentidattilo, dove c’era il letto, che finito tutto la obbligavano a rifare.
Oggi c’è una fiaccolata in piazza, a Melito di Porto Salvo in Calabria, davanti alla stazione. Su 14 mila residenti, hanno partecipato in quattrocento, molti sono di paesi vicini. “Se l’è cercata!”. “Ci dispiace per la famiglia, ma non doveva mettersi in quella situazione”. “Sapevamo che era una ragazza un po’ movimentata. Una che non sa stare al posto suo”. Questi sono solo alcuni dei commenti su quanto accaduto. Ricordando quanto detto da una signora intervistata dal TgR Calabria “Sono vicina alle famiglie dei figli maschi. Per come si vestono, certe ragazze se la vanno a cercare”, il sindaco ha ribadito “Certe ricostruzioni uscite sul servizio pubblico ci hanno offesi”. Il padre della piccola commenta: “Purtroppo mi aspettavo questo tipo di partecipazione. Tante volte avrei voluto andarmene da questa situazione. Non mi piace usare la parola schifo, perché a Melito ci sono cresciuto. Ma se potessi, certo, se non avessi il lavoro, prenderei mia figlia e la porterei lontana. Abbiamo cercato solo di difenderci”. Il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha dichiarato una settimana fa in occasione dell’arresto degli stupratori: “Questo territorio sconta un ritardo costante. C’è una mancanza di sensibilità. Anche i genitori sono stati omertosi. Tutti sapevano”. Alcuni degli stupratori sono Giovanni Iamonte, “rampollo di un esponente di spicco della locale cosca della ’ndrangheta”, Antonio Verduci, figlio di un maresciallo dell’esercito. Davide Schimizzi, fratello di un poliziotto.
La ragazzina non mangiava più, mancava da scuola, “I miei genitori si stavano separando. E nonostante io non abbia detto niente per proteggere anche loro, ero un po’ arrabbiata perché loro comunque non si sono mai accorti…”, ha scritto in un tema. Su Facebook ha cancellato tutti gli amici e ha inserito una frase del filosofo Friedrich Nietzsche “La migliore saggezza è tacere ed andare oltre”.
BC