Padre e poliziotto modello confessa crimini orribili

(Websource/mirror.co.uk)

Quando all’ex agente di polizia Mikhail Popkov è stato chiesto in tribunale quante donne avesse violentato e ucciso, ha scrollato le spalle con fare dubbioso ma anche tanta disarmante nonchalance: “Non so dirlo esattamente – le sue parole – non ho tenuto il conto”. La risposta è stata svelata dagli inquirenti questa settimana: sono almeno 82 le morti da lui provocate, se non di più. Il 53enne serial killer è stato condannato all’ergastolo nel 2015, dopo essere stato ritenuto colpevole di aver ammazzato 22 donne tutte ad Angarsk, una tranquilla città della Russia siberiana. Adesso però i pubblici ministeri gli imputano altri 60 omicidi, tutti avvenuti mentre Popkov teneva nel frattempo una esistenza esemplare come uomo di legge, marito amorevole e padre affettuoso. Se, come sembra, verrà condannato, Popkov entrerà di diritto nella storia come uno dei peggiori killer seriali di sempre, alla luce dei massacri perpetrati in circa 18 anni. Alcune sue vittime sono state decapitate, altri avevano i loro cuori estirpati e quasi tutte sono state violentate, sia prima che dopo la morte. Tante donne poi sono state mutilate in modi diversi, al punto da portare un detective a soprannominare l’uomo “The Werewolf” (Il Lupo Mannaro).

Insospettabile

Una delle donne uccise è una insegnante di scuola della propria figlia, e Popkov è poi andato al suo funerale. In un altro caso il mostro ha macellato due studenti dopo averli condotti nella sua auto della polizia dopo un concerto. A cadere preda della sua follia ci sono operaie, impiegate, mamme a tempo pieno ed anche prostitute. tutte avevano una età compresa fra i 17 ed i 40 anni. Popkov ha detto alle forze dell’ordine: “Avevo due vite: in una ero una persona normale, nell’altra ho commesso degli omicidi”. Per chi lo conosceva, Popkov era come una sorta di un incantatore: “Conosceva un sacco di storie e barzellette”, ha osservato un ex amico, “Potrebbe essere l’anima della festa in qualunque circostanza”. Quando l’uomo ha confessato i primi 22 omicidi, sua figlia Ekaterina si era rifiutata di crederci. La ragazza, di professione insegnante ed incinta di un bimbo, lo ricorda come il migliore dei papà: “Abbiamo camminato, fatto passeggiate in bicicletta, siamo andati per negozi e lui veniva sempre a prendermi a scuola”, ha detto esterrefatta ai giornalisti. “Entrambi avevamo l’hobby di collezionare modellini di automobili”. Anche professionalmente Popkov è sempre stato esemplare, ricevendo numerosi encomi fino a ricoprire la posizione di sergente. La sua unica macchia è stata l’uccisione di uno stupratore mentre era in servizio. Come conseguenza di quell’episodio seguì una indagine disciplinare al termine della quale però non venne punito.

Tutto spontaneo

Lo stesso Popkov si era autoconvinto del fatto che tutto ciò che faceva fosse normale: “Ma non ho mai pensato a me come una persona mentalmente sana”, ha svelato agli inquirenti il diretto interessato. Il motivo per cui ha cominciato ad uccidere non è chiaro. Si pensa che il tutto possa essere nato quando Popkov scoprì che la moglie lo tradiva con un collega. Il primo delitto si ebbe nel 1992, quando il serial killer uccise una donna dalla quale ebbe un passaggio. Poi da lì tutto è diventato routine: vestito in uniforme, il mostro si appostava all’esterno di discoteche e ristoranti aspettando di scovare qualche donna single da attirare nella propria auto per poi ammazzarla in un posto isolato, solitamente boschi. “La scelta delle armi è sempre stata casuale – ha rivelato Popkov agli investigatori – non ho mai pianificato nessuno delitto e usavo la prima cosa che mi capitava a tiro”. I corpi delle sue vittime venivano poi lasciati nei pressi di boschi, cimiteri o sul ciglio della strada, nella maggior parte dei casi barbaramente mutilati, in modo tale da non poter attuare poi la tradizione russa di lasciare le bare aperte ai funerali.

Ho una missione

In una circostanza la testa mozzata di una persona uccisa era stata ritrovata in uno scivolo per i rifiuti, in un’altra zona della città dove era rimasto il corpo. Popkov ha definito se stesso come un ripulitore, sostenendo che la sua missione era ripulire per l’appunto le strade da elementi indesiderabili. Eppure le sue azioni hanno causato vittime specialmente tra il ceto sociali medio, tra indicibili sofferenze a persone oneste. Una di queste era Tanya Martynov, una 20enne sposata e madre di un bimbo, che nel 1998 venne rapita assieme all’amica Yulia Kuprikova, più giovane di lei di un anno. La sorella di Tanya afferma che il fatto che Popkov avesse la divisa da poliziotto aveva persuaso le due a salire in macchina. “Fu nostro fratello maggiore Oleg ad identificare il corpo di Tanya all’obitorio: per poco non si sentì male, il cadavere era quasi verde”. In diverse occasioni, Popkov sarebbe potuto essere catturato. In particolare sempre nel 1998 quando una 15enne riuscì a scappare riferendo alla polizia un tentativo di stupro, identificando l’uomo e la sua auto. Ma i colleghi del mostro si rifiutarono di credere alla storia, soprattutto quando la moglie Elena gli fornì un alibi. Dopo aver lasciato la polizia, Popkov ha lavorato per qualche tempo come venditore di auto usate, viaggiando regolarmente tra Angarsk e Vladivostok. Gli investigatori tendono ad escludere che possa aver ucciso nei suoi spostamenti. Se l’avesse fatto, la cifra di 82 vittime note potrebbe lievitare verso l’alto.

S.L.

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