Padoan

Veronica Padoan (Websource/archivio)

Veronica Padoan, figlia del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, non potrà più mettere piede a San Ferdinando, il Comune in provincia di Reggio Calabria nel quale si rese protagonista di una clamorosa scena di protesta. La donna aveva seguito da vicino le vicende del cosiddetto ghetto di Rignano Garganico, una sorta di baraccopoli nella campagna foggiana che ospita oltre 2.000 braccianti stagionali extracomunitari. Ma la questione degenerò quando la donna arrivò ad intralciare lo sgombero di quell’area cercando di impedire che gli immigrati venissero trasferiti in un centro d’accoglienza e organizzò insieme all’associazione «Campagna in lotta» una manifestazione davanti alla prefettura di Foggia in occasione della visita del ministro della Giustizia Andrea Orlando.

In quell’occasione il questore di Reggio Calabria, Raffaele Grassi, si espresse così: “Le posizioni dei soggetti che hanno intralciato e ostacolato il libero trasferimento dei migranti usando la forza di intimidazione sono in corso di valutazione da parte delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria”. E oggi è arrivata la decisione che riguarda la figlia del ministro.

Lei si era difesa così sostenendo la bontà della sua azione: “La questione del gran Ghetto di Rignano è una questione che preme pesantemente sulla Regione Puglia perché ha delle responsabilità oggettive e riceve notevoli pressioni che giungono direttamente dall’Unione Europea. Per quel che concerne il gran ghetto di Rignano – ha sottolineato – effettivamente ci troviamo di fronte ad uno dei complessi abitativi più grandi, ma come questo in Italia ci sono altri ghetti; quindi, il giochino di catalizzare tutta l’attenzione sui ghetti lascia il tempo che trova. È dal 2014 che la giunta Vendola aveva millantato di smantellare il ghetto, il problema non sono queste comunità; il problema – conclude la Padoan – è che se non si organizza effettivamente il lavoro nei campi è inutile parlare di smantellare i ghetti. La questione abitativa è presente anche nei contratti provinciali e nazionali”.

F.B.