Neonato

(Websource/Archivio)

Ieri pomeriggio, durante le fasi di smaltimento di rifiuti, due operati del centro raccolta di rifiuti di Musile di Piave (Venezia) hanno fatto una raccapricciante scoperta: in mezzo alla massa d’immondizia, avvolto in un sacchetto, c’era il corpo di un neonato in avanzato stato di decomposizione. I due uomini hanno prontamente allertato le autorità che sono giunte in loco per analizzare il cadavere e fare i rilevamenti del caso.

I Carabinieri di San Donà di Piave hanno aperto un fascicolo sull’accaduto ed hanno fatto richiesta alla procura di Venezia per un autopsia sul cadavere che ne stabilisca causa ed ora del decesso. Dato lo stato avanzato di decomposizione del corpo, infatti, al momento del ritrovamento il bambino era probabilmente morto da qualche giorno, resta da capire dunque se il neonato fosse già morto quando è stato abbandonato tra i rifiuti. Una data precisa del decesso potrebbe rendere più agevoli le indagini: queste, infatti, sono rese complicate dal fatto che nel centro raccolta di Musile di Piave vengono portati rifiuti sia dal nord che dal centro Italia.

Questo ennesimo caso di abbandono di neonato ha riportato l’attenzione sulla necessità di sensibilizzare le giovani madri sulla gravità di un simile atto ed educarle a considerare un metodo meno violento ed inumano per togliersi il carico di una maternità non desiderata. In questo 2017, infatti, sono stati numerosissimi i casi di ritrovamento di neonati abbandonati. Un caso di abbandono in particolare ha attirato l’attenzione degli italiani: il 30 maggio scorso il piccolo Giovanni, abbandonato dalla madre a Settimo Torinese subito dopo il parto, è stato trovato in un parco ed è morto poco dopo il suo ritrovamento in ospedale. Il successivo 13 giugno è stato organizzato un funerale per la piccola vittima a cui hanno partecipato oltre mille persone, ancora scosse per la morte di un bambino così piccolo.

F.S.