Marco Vannini con la famiglia Ciontoli (foto dal web)

Nelle scorse settimane, sono arrivati i risultati della tanto attesa super perizia nel processo per la morte di Marco Vannini, il ragazzo di 20 anni di Cerveteri ucciso da un colpo di pistola sparato dal padre della sua fidanzata, un luogotenente della Marina militare di 48 anni, Antonio Ciontoli. Per il delitto, risultano indagati tutti i componenti della famiglia Ciontoli, oltre a Viola, la fidanzata del figlio di Antonio Ciontoli. Nel frattempo, emerge dalla superperizia che la morte del povero Marco Vannini fu lenta e atroce. Ora si aggrava peraltro la posizione del luogotenente della Marina, accusato di aver minacciato due persone.

Alla trasmissione ‘Quarto Grado’ la loro testimonianza: si tratta di due persone che non fanno parte dell’inchiesta, ma che qualche anno fa si sarebbero imbattuti casualmente nel sottufficiale di Marina. Uno dei due si è detto disposto a ribadire le accuse in Procura e ha  raccontato: “Era l’estate del 2014, luglio o agosto, non ricordo con precisione, percorrevo in auto un tratto sull’Aurelia e un’auto davanti a me andava troppo veloce, così abbassai il finestrino per dire al conducente ‘perché vai così veloce’”. Nel giro di poco tempo, l’uomo prima minaccia il testimone con lo sguardo, “poi tirò fuori la pistola e me la puntò contro”. Chi racconta questa vicenda nulla sapeva di chi fosse Antonio Ciontoli: “Ho rallentato immediatamente, l’ho fatto andare avanti … mi sono spaventato, avevo paura fosse alterato da qualche sostanza. Poi la prima volta che ho visto questo caso in tv mi è venuto un flash, ho subito riconosciuto quella persona, l’ho detto anche a mia moglie, provai anche a chiamare in trasmissione per dirlo”.

L’inviata di ‘Quarto Grado’ ha sottolineato che il testimone anonimo “non ha motivo di avercela con Antonio Ciontoli”. C’è una testimonianza simile, anche se i fatti si riferiscono al 2013. In ogni caso, la vicenda raccontata differisce poco: “Per intimidirmi mi puntò contro la pistola” , sono le parole dell’altro testimone. In studio, lo psichiatra Alessandro Meluzzi ha invitato alla prudenza su quanto emerso: “Bisogna stare attenti ai ricordi tardivi. Ma se fosse vero sarebbe di una gravità inaudita”. Però poi lancia accuse molto gravi: “Sorprendente il trattamento dei Ciontoli, altri accusati hanno dovuto attendere il processo in detenzione.Per quale ragione Ciontoli non è stato arrestato?”.

GM