Pierfrancesco Favino, la tragedia vissuta sul set | La telefonata, il dramma e le riprese

Oggi 52enne, raggiunge la ribalta tutto sommato tardi. Il cinema gli ha dato tanto. Ma, in questo caso, gli ha anche tolto

Nel corso della carriera ha vinto tre David di Donatello, quattro Nastri d’argento, due Globi d’oro, tre Ciak d’oro e una Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia. Ma sul set, Pierfrancesco Favino ha vissuto anche un grande, enorme, dolore.

Pierfrancesco Favino (web source) 29.4.2022 direttanews.it
Pierfrancesco Favino (web source)

Oggi è uno degli attori italiani più prolifici. Proprio in questi giorni è nelle sale con la commedia romantica “Corro da te” con Miriam Leone. Ma è solo l’ultima delle pellicole interpretate da Pierfrancesco Favino.

Oggi 52enne, raggiunge la ribalta tutto sommato tardi. Sì perché gli anni ’90 sono parsimoniosi di successi per Pierfrancesco Favino. Per lui la grande fama arriva nel 2001, con la partecipazione al film di Gabriele Muccino, “L’ultimo bacio”. Ma da quel momento il successo è innescato. E sarà una escalation che sembra non vedere i confini.

Affermatosi in via definitiva dopo aver vestito i panni di Gino Bartali nell’omonima miniserie televisiva, Favino ha recitato in innumerevoli opere italiane e anche in vari film hollywoodiani, diventando uno dei migliori attori italiani della sua generazione.

Lo ricordiamo, infatti, in “Da zero a dieci” di Luciano Ligabue, ma anche in “El Alamein – La linea del fuoco”, “Le chiavi di casa” di Gianni Amelio, “La Sconosciuta” di Giuseppe Tornatore, “Saturno contro” di Ferzan Ozpetek, “Baciami ancora” di Gabriele Muccino, “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana e “Suburra” di Stefano Sollima.

Anche se, senza dubbio, tutti lo ricordiamo nel ruolo de “Il Libanese” nel film di Michele Placido, “Romanzo Criminale”, sull’epopea della Banda della Magliana.

Negli ultimi anni, due ruoli iconici: quello di Tommaso Buscetta ne “Il traditore” e quello di Bettino Craxi in “Hammamet”. Ma, come dicevamo, per lui anche alcune produzioni internazionali. Da “Angeli e demoni”, al fianco di Tom Hanks, passando per “Le cronache di Narnia – Il principe Caspian” e “Miracolo a Sant’Anna” di Spike Lee.

Il dolore sul set

Un successo crescente, si diceva. Che lo porterà anche a essere uno dei conduttori del Festival di Sanremo nel 2018. Apprezzatissimo un suo monologo sul palco dell’Ariston. Ma il suo lavoro, certamente molto amato dall’attore, gli ha dato anche una grande, enorme, sofferenza.

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Pierfrancesco Favino (web source)

Siamo nel 2002, Pierfrancesco Favino si trova nel deserto. Sta girando “El Alamein – La linea del fuoco”. Mentre lavora, arriva una telefonata. Qualcuno gli dice di chiamare immediatamente sua sorella. E questo, Pierfrancesco Favino fa.

Ma quella telefonata gli darà un dolore immenso. La sorella, infatti, lo cercava per comunicargli una notizia straziante: la morte del padre. Favino rimane di sasso, è trasecolato. Ma deve continuare a girare. “Mi sento una balla di fieno trasportata dal vento in un film western. Quando torno a casa, al posto di papà, c’era una pietra col suo nome” ha detto in un’intervista tempo dopo. Perché un dolore del genere non si cancella nemmeno dopo anni.